V.Inc.A.: al via la consultazione pubblica sulle prevalutazioni regionali
Che cosa sono le prevalutazioni
La Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.) è la procedura, prevista dall’articolo 6 della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e dall’articolo 5 del D.P.R. n. 357/1997, che verifica preventivamente se un piano, un programma, un progetto, un intervento o un’attività (P/P/P/I/A) possa avere effetti significativi sugli habitat e sulle specie per cui un sito Natura 2000 è stato istituito.
Le Linee Guida nazionali per la V.Inc.A., adottate con Intesa Stato-Regioni del 28 novembre 2019, consentono alle Regioni di svolgere in anticipo la valutazione di alcune tipologie di interventi ricorrenti e a bassa incidenza: sono le cosiddette “prevalutazioni”. Il lavoro tecnico viene fatto a monte dall’amministrazione regionale, sulla base della conoscenza dei siti, delle misure di conservazione, delle pressioni e delle minacce; a valle, per il singolo intervento, resta una più rapida “verifica di corrispondenza”.
Non sono esclusioni dalla tutela ambientale
È importante chiarire un punto: le prevalutazioni non sono esenzioni, deroghe o esclusioni dalla V.Inc.A. Le Linee Guida nazionali vietano espressamente le liste di esclusione aprioristica e le soglie dimensionali di assoggettabilità. Le prevalutazioni sono invece screening di incidenza già effettuati, motivati e documentati secondo il metodo del Format Valutatore.
Di conseguenza, la prevalutazione si applica soltanto se ricorrono contemporaneamente due condizioni: l’intervento proposto corrisponde integralmente a una delle tipologie descritte nel documento; e vengono rispettate tutte le condizioni d’obbligo previste per quella categoria e sottocategoria. Se anche una sola di queste condizioni non è soddisfatta – oppure se emergono elementi di potenziale incidenza non considerati nella prevalutazione, comprese criticità specifiche del sito o possibili effetti cumulativi con altri interventi – si applica la procedura ordinaria di screening di incidenza e, se necessario, la valutazione appropriata.
Le categorie di interventi oggetto di prevalutazione
Il documento in consultazione è articolato in otto categorie:
a) Edilizia – manutenzione ordinaria, modifiche interne, eliminazione di barriere architettoniche, bonifica dall’amianto, piccoli manufatti pertinenziali, efficientamento energetico, impianti tecnologici domestici, varianti non sostanziali e interventi analoghi;
b) Impianti e infrastrutture tecnologiche – antenne e apparati su strutture esistenti, pozzi e condotte di allacciamento entro limiti dimensionali definiti, manutenzione delle reti e delle opere di urbanizzazione;
c) Viabilità – manutenzione di strade esistenti, cunette e tombini, barriere e segnaletica, sfalci e manutenzione della rete sentieristica;
d) Attività forestali – tagli per autoconsumo familiare, interventi previsti da Piani Forestali Particolareggiati già valutati, manutenzione di fasce parafuoco e viabilità forestale, tagli selettivi e interventi di ripristino post-incendio;
e) Agricoltura e zootecnia – recinzioni e cancelli esistenti, muretti a secco, apicoltura, impianti irrigui e abbeveratoi;
f) Ambienti costieri – pulizia delle bocche a mare e dei canali, corridoi di lancio previsti dal P.U.L., sistemi di ormeggio e boe nelle Aree Marine Protette, manutenzione dei campi boe;
g) Manifestazioni di vario genere, attività sportive e ricreative, competitive e non competitive – manifestazioni podistiche e ciclistiche su viabilità esistente, eventi culturali o religiosi, eventi all’interno del centro abitato;
h) Attività scientifiche e di tutela ambientale – monitoraggi, censimenti e studi secondo protocolli riconosciuti, strutture leggere di supporto al monitoraggio, raccolta manuale dei rifiuti dispersi.
Per ciascuna categoria il documento indica le sottocategorie ammesse, le condizioni d’obbligo generali e specifiche da rispettare e, ove previste, le eccezioni: cioè i casi che, per la loro potenziale incidenza, restano comunque soggetti alla procedura ordinaria.
Durata della consultazione
La consultazione pubblica ha durata di 45 (quarantacinque) giorni naturali e consecutivi a decorrere dalla data di pubblicazione del presente avviso.
Come partecipare
Osservazioni, contributi e proposte possono essere trasmessi da chiunque vi abbia interesse – enti pubblici, ordini e collegi professionali, associazioni, imprese, professionisti e singoli cittadini – all’indirizzo di posta elettronica certificata difesa.ambiente@pec.regione.sardegna.it , indicando nell’oggetto: “Consultazione pubblica – Interventi di prevalutazione regionale V.Inc.A.”.
Si raccomanda l’utilizzo del modulo scaricabile in questa pagina, specificando per ogni osservazione la categoria e la sottocategoria di riferimento, il contenuto della proposta e la relativa motivazione tecnica o giuridica. Contributi particolarmente utili sono quelli che riguardano la chiarezza delle descrizioni, la praticabilità operativa delle condizioni d’obbligo e le eventuali interferenze con i procedimenti autorizzativi comunali e SUAPE.
Documenti consultabili e scaricabili
- Determinazione del Direttore del Servizio valutazione impatti e incidenze ambientali n. 711 prot. 24408 del 05.08.2026;
- Elenco Interventi di prevalutazione regionale in materia di Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.);
- Modalità di espletamento della verifica di corrispondenza per pre-valutazioni V.Inc.A.;
- Metodologia di individuazione dei siti omogenei per pre-valutazioni V.Inc.A.;
- Elenco e analisi siti omogenei per pre-valutazioni V.Inc.A.;
- Analisi misure di conservazione ZSC-SIC per pre-valutazioni V.Inc.A.;
- Analisi dati ZPS per pre-valutazioni V.Inc.A.;
- Modulo per la presentazione delle osservazioni.
Che cosa succede dopo
Al termine della consultazione, il Servizio valutazione impatti e incidenze ambientali esaminerà tutti i contributi pervenuti e predisporrà le relative controdeduzioni. Parallelamente saranno acquisiti i pareri motivati degli Enti gestori dei siti Natura 2000, richiesti quale “sentito” ai sensi dell’art. 5, comma 7, del D.P.R. n. 357/1997.
Le osservazioni e i pareri ritenuti accoglibili daranno luogo a modifiche, integrazioni o precisazioni del documento. Il testo così definito sarà quindi sottoposto all’approvazione definitiva della Giunta regionale: solo da quel momento, e con la decorrenza che sarà stabilita dalla deliberazione, le prevalutazioni diventeranno applicabili. Fino ad allora restano vigenti le Direttive regionali per la V.Inc.A. approvate con Delib. G.R. n. 30/54 del 30.09.2022.
Riferimenti
Servizio valutazione impatti e incidenze ambientali – Direzione generale della difesa dell’Ambiente – Assessorato della Difesa dell’Ambiente. PEC: difesa.ambiente@pec.regione.sardegna.it. Referenti: Daniele Siuni - Direttore del Servizio VIA, Valentina Grimaldi – responsabile settore V.Inc.A..
Rete Natura 2000: consultazione pubblica per l'ampliamento a tutela dell'Aquila di Bonelli e del Grifone
In Sardegna la Rete Natura 2000 si prepara a crescere. L'Assessorato della Difesa dell'Ambiente, attraverso il Servizio Tutela della Natura e Politiche Forestali, ha avviato la fase di consultazione pubblica su tre proposte che porterebbero la tutela europea su una superficie aggiuntiva di oltre 72.000 ettari: l'ampliamento di due Zone di Protezione Speciale (ZPS) già esistenti e l'istituzione di una ZPS del tutto nuova.
L'iniziativa nasce nell'ambito del progetto LIFE Abilas (LIFE23-NAT/IT), finanziato dal Programma LIFE dell'Unione Europea e coordinato dall'ISPRA, di cui la Regione Autonoma della Sardegna, attraverso il Servizio Tutela della Natura e Politiche Forestali, è partner insieme all'agenzia FoReSTAS e al partner spagnolo Grefa. Il progetto è finalizzato alla reintroduzione in Sardegna di una popolazione stabile di Aquila di Bonelli (Aquila fasciata), attraverso il rilascio di giovani esemplari e la tutela degli ambienti che li ospitano.
L'individuazione delle nuove aree, curata dal Servizio nell'ambito del Work Package 5 del progetto, si inserisce in un percorso che l'Assessorato porta avanti da anni per il consolidamento della Rete Natura 2000 in Sardegna, in coerenza con gli impegni assunti a livello nazionale ed europeo. La Strategia dell'Unione Europea per la Biodiversità al 2030 fissa infatti l'obiettivo di destinare a tutela il 30% del territorio comunitario, di cui almeno il 10% a protezione rigorosa, un traguardo ripreso anche dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030, che assegna alle Regioni un ruolo prioritario nel completamento della rete attraverso l'estensione delle Zone di Protezione Speciale previste dalla Direttiva Uccelli 2009/147/CE.Le tre proposte, se recepite, farebbero crescere la superficie delle ZPS della parte terrestre di circa 72.100 ettari, con un incremento del 29,19%, portando la copertura della Rete Natura 2000 in Sardegna dall'attuale 18,85% al 20,02% del territorio regionale.
Le proposte in consultazione
Ampliamento della ZPS "Piana di Ozieri, Mores, Ardara, Tula e Oschiri" (ITB013048): dagli attuali 21.069 ettari a circa 51.833 ettari, fino a coincidere con l'IBA 173. L'area ospita una coppia di Aquila di Bonelli che ha nidificato nel 2023 e ospita nuclei importanti della Sardegna di Gallina prataiola, Pavoncella, Calandra, Calandrella e Allodola. Comuni interessati: Ozieri, Oschiri, Tula, Mores, Ardara, Ittireddu, Berchidda, Calangianus, Tempio Pausania.
Ampliamento della ZPS "Costa ed Entroterra di Bosa, Suni e Montresta" (ITB023037): dagli attuali 8.222 ettari a circa 47.233 ettari, con l'estensione della tutela per la prima volta anche alla componente marina, che passerebbe da 326 a circa 7.176 ettari. L'area ospita il nucleo riproduttivo di Grifone più consistente d'Italia, con 104 coppie territoriali rilevate nel 2025, ed è stata individuata nell'ambito del Progetto LIFE Safe for Vultures, come la più idonea per un futuro progetto di reintroduzione dell'Avvoltoio monaco e del Gipeto. Comuni interessati: Alghero, Bosa, Suni, Montresta, Villanova Monteleone, Monteleone Rocca Doria, Padria e Mara, i territori comunali di questi due ultimi Comuni sono stati individuati grazie al Progetto LIFE Safe for Vultures.
Istituzione della nuova ZPS "Monte Forte - Nurra - Lago di Baratz": 9.503 ettari interamente nel territorio di Sassari, di cui 8.663 ettari finora esterni a qualsiasi tutela comunitaria. L'area, che comprende l'unico lago naturale della Sardegna, è un territorio strategico di alimentazione e sosta per l'Aquila di Bonelli, il Grifone, il Capovaccaio e numerose specie migratrici.
Le proposte concorrono al miglioramento dello stato di conservazione di sette specie della Lista 1 Pledges, per le quali la Regione Sardegna ha assunto specifici impegni di tutela: Gallina prataiola, Falco pescatore, Aquila di Bonelli, Astore sardo, Nibbio reale, Allodola e Rondine.
La perimetrazione delle aree si fonda su dati scientifici concreti: i tracciamenti GPS degli esemplari rilasciati nell'ambito del precedente progetto LIFE Aquila a-Life (2017-2022), i dati degli eventi di alimentazione registrati dagli accelerometri dei GPS dei Grifoni nell'ambito del progetto Life Safe for Vultures, il monitoraggio sul campo e l'aggiornamento dell'inventario delle IBA (Important Bird and Biodiversity Areas), curato da LIPU/BirdLife International del 2025.
Si tratta di proposte preliminari, non ancora oggetto di adozione da parte della Giunta regionale. Prima della loro formalizzazione, l'Assessorato ha scelto di condividerle con i Comuni interessati, gli enti territoriali e tutti i portatori di interesse: associazioni, agricoltori, allevatori, cacciatori, operatori economici, ricercatori e cittadini. Le osservazioni, le richieste di chiarimento e le segnalazioni possono essere inviate fino al 15 settembre 2026 attraverso il format online disponibile sulla pagina dedicata al progetto LIFE Abilas sul portale SardegnaAmbiente, dove sono consultabili anche la relazione tecnica istruttoria e le cartografie delle aree proposte.
Al termine della consultazione, i contributi ricevuti saranno esaminati dai funzionari regionali e potranno concorrere a migliorare le proposte prima della loro formalizzazione. Il Servizio Tutela della Natura e Politiche Forestali organizzerà inoltre uno o più incontri sul territorio, quali momenti di confronto diretto con le Amministrazioni comunali e le comunità locali, prima che il procedimento prosegua con la delibera della Giunta regionale e la trasmissione al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, ai fini dell'aggiornamento della Rete Natura 2000 e della comunicazione alla Commissione europea.
Consulta i documenti e partecipa alla consultazione:
Pagina progetto LIFE Abilas: https://portal.sardegnasira.it/progetto-abilas
Sezione WP5 - Ampliamento ZPS in Sardegna: https://portal.sardegnasira.it/web/sardegnaambiente/wp5-ampliamento-zps-in-sardegna
Format online per osservazioni: [link modulo]
Per informazioni: amb.naturaforeste@regione.sardegna.it
Primi nidi di Caretta caretta in Sardegna
Dopo le prime deposizioni accertate in Sicilia, Calabria, Lazio e Toscana, si è aperta ufficialmente anche in Sardegna la stagione delle nidificazioni di Caretta caretta; sabato, grazie alla segnalazione delle caratteristiche tracce lasciate dalla tartaruga in fase di emersione riconosciute da un frequentatore della spiaggia di Colostrai si è attivata la macchina della Rete regionale per la conservazione della fauna marina: identificata la posizione e le effettive tracce, l'Area marina protetta di Capo Carbonara, con il supporto della Stazione del Corpo Forestale di Muravera, ha provveduto immediatamente a mettere in sicurezza il sito in attesa, oggi, della verifica dell'effettiva presenza delle uova da parte delle biologhe.
Nella notte tra domenica e lunedì sull’Isola di San Pietro, un gruppo di ragazzi che ha notato un esemplare che usciva dall’acqua del litorale della Bobba: senza disturbarlo, hanno aspettato che terminasse la deposizione ed hanno allertato il Centro di Recupero Tartarughe Marine Laguna di Nora, nodo della Rete regionale competente per territorio. Messo da subito in sicurezza il sito, con l’aiuto dell’amministrazione e dei cittadini, sempre molto collaborativi, lunedì al tramonto è stata individuata dal personale specializzato del CRTM la camera di deposizione con le uova.
Si tratta dei primi due nidi accertati dopo diversi mancati tentativi segnalati: si ricorda che la tartaruga emerge dall'acqua solo per nidificare, e in virtù della pronta segnalazione dell’evento ai numeri della sala operativa della Rete regionale 1515 (Corpo Forestale) e 1530 (Guardia Costiera) è possibile mettere in sicurezza il nido e monitorarne, grazie al rilevamento delle temperature con una sonda termometrica, tutta la gestazione fino alla schiusa al fine di garantire il migliore esito dell’evento.
Le schiuse, a queste latitudini e temperature, sono attese dopo 50-55 giorni dalla deposizione, ossia in questo caso verso la fine di agosto.
L'estate 2025 è stata da record, sia in Sardegna con ventitré eventi di nidificazione registrati ed oltre millecinquecento piccolini arrivati in mare che per l'intero Paese, con oltre 700 nidi schiusi: attendiamo ora i numeri dell’estate 2026, che per ora si mostrano in leggera diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Clima e turismo sostenibile, la Sardegna al centro della cooperazione mediterranea
A Cagliari la conferenza stampa del workshop internazionale NaTour4ClimateChange
Mercoledì 15 aprile alle ore 09.30, presso la sede dell’Assessorato della Difesa dell’Ambiente in via Roma 80 a Cagliari, si terrà la conferenza stampa di presentazione del workshop internazionale del progetto europeo NaTour4ClimateChange (NT4CC). L’incontro introdurrà il 3° Pilot Destinations Exchange Workshop, in programma dal 15 al 17 aprile a Villasimius, che riunirà sette destinazioni turistiche costiere del Mediterraneo impegnate nello sviluppo di strategie innovative di adattamento ai cambiamenti climatici.
«Con il progetto NaTour4ClimateChange la Sardegna partecipa a un percorso di cooperazione mediterranea orientato a costruire strategie condivise e sperimentare soluzioni innovative per rafforzare la resilienza delle destinazioni costiere. Un lavoro che integra i processi naturali nella pianificazione territoriale e nei modelli di sviluppo turistico. La conferenza stampa sarà l’occasione per presentare i contenuti del workshop, le esperienze in corso e le prospettive di collaborazione tra territori che condividono le stesse sfide».
Rosanna Laconi, Assessora della Difesa dell’Ambiente
Il workshop si inserisce in un percorso di cooperazione internazionale volto a sperimentare modelli e strumenti capaci di rafforzare la resilienza delle destinazioni turistiche costiere, con particolare attenzione alle Nature-based Solutions (NBS) e alla loro integrazione nelle politiche di sviluppo. La partecipazione regionale si fonda su un approccio interassessoriale che coinvolge Ambiente, Turismo, Enti locali, Beni culturali e Protezione civile, con l’obiettivo di integrare pianificazione, gestione del territorio e politiche di adattamento climatico.
A livello territoriale, la sperimentazione si sviluppa nelle Aree Marine Protette di Capo Carbonara e di Tavolara – Capo Coda Cavallo, individuate come contesti pilota per l’applicazione delle soluzioni progettuali, rafforzando il legame tra tutela ambientale e sviluppo turistico sostenibile.
IL PERCORSO PROGETTUALE
L’incontro di Villasimius rappresenta il terzo appuntamento di scambio tra le destinazioni pilota, dopo le sessioni svolte a Marsiglia — dedicata ai Climate Action Plans — e a Barcellona — dedicata alle Nature-based Solutions. Questa fase segna un passaggio ulteriore, orientato a valorizzare le misure di adattamento climatico anche nel mercato turistico, promuovendo le destinazioni che investono nella resilienza ambientale e rafforzandone il posizionamento competitivo, con il coinvolgimento attivo dei turisti nella transizione ecologica.
IL NETWORK INTERNAZIONALE
All’iniziativa, finanziata dal programma Interreg Euro-MED e ospitata dall’AMP di Capo Carbonara, partecipano il Parco Naturale di Cabo de Gata (Spagna), la municipalità di Dugi Otok (Croazia), il Parco Naturale di Hutovo Blato (Bosnia-Erzegovina), la municipalità di Ori Zarkou (Grecia) e l’AMP di Cap Ferrat (Francia). Tra i partner tecnici internazionali figurano l’IUCN, Plan Bleu, la Conference of Peripheral Maritime Regions, la Hellenic Society for the Protection of Nature e l’Istituto per il Turismo della Croazia, capofila del progetto.
PARTECIPAZIONE ISTITUZIONALE
Alla conferenza stampa interverranno l’Assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi, l’Assessorato al Turismo, il Sindaco di Villasimius Gianluca Dessì e il Direttore dell’AMP di Tavolara Leonardo Lutzoni. Sul versante internazionale sono attesi la Project Manager Izidora Marković Vukadin e il Direttore dell’Istituto per il Turismo della Croazia Damir Krešić.
RIFERIMENTI
Progetto NaTour4ClimateChange: https://natour4cchange.interreg-euro-med.eu/
Portale SardegnaAmbiente — Progetti europei: https://portal.sardegnasira.it/web/sardegnaambiente/progetti-interreg
Istituto per il Turismo della Croazia: https://iztzg.hr/en/
Area Marina Protetta di Capo Carbonara: https://www.ampcapocarbonara.it
Area Marina Protetta di Tavolara: http://www.amptavolara.com/
Parco naturale Cabo de Gata: https://en.andalucia.org/listing/cabo-de-gata-níjar/15457101/
Parco naturale Hutovo Blato: https://hutovo-blato.ba/
Parco naturale di Telašćica, isola Dugi Otok: https://pp-telascica.hr
Sito naturale Ori Zarkou: https://biodiversity.europa.eu/sites/natura2000/GR4320016
Sito naturale Koufonisi: https://biodiversity.europa.eu/sites/natura2000/GR4320017
Quarto nido Caretta caretta in Sardegna
È di questa mattina la scoperta del quarto nido di Caretta caretta sulle coste della Sardegna, dopo quello di Malatroxia (S.Antioco) e dei due nel Sinis, a Maimoni e Sa Mesa Longa.
Il rinvenimento è avvenuto grazie alla presenza di spirito di due turisti che hanno notato nella spiaggia di Porto Taverna (Loiri Porto San Paolo) una volpe che scavava nella sabbia. Immaginando che depredasse un nido, dopo averla allontanata hanno consentito di mettere in salvo le uova.
Il personale dell’Area Marina Protetta di Tavolara - Punta Coda Cavallo, intervenuto immediatamente, ha messo in sicurezza l’area che verrà monitorata anche grazie al presidio del Corpo Forestale e della Guardia Costiera: circa otto uova sono state distrutte, mentre per le altre sembra possa esserci una possibilità.
I biologi hanno rilevato che lo sviluppo embrionale nelle uova rotte era in uno stato avanzato, il che fa pensare ad una deposizione avvenuta già dai primi del mese di giugno: la schiusa, se tutto va bene, è attesa tra qualche settimana.
Nidificazioni in crescita: la penisola del Sinis accoglie due nidi in pochi giorni
La Sardegna continua a sorprendere con nuovi segnali positivi dal mondo della biodiversità marina. Ieri, 17 luglio, sulla spiaggia di Sa Mesa Longa, nella marina di San Vero Milis (OR), è stato scoperto un nuovo nido di tartaruga Caretta caretta. È il secondo individuato in appena una settimana nell’area del Sinis, dopo quello rinvenuto il 10 luglio nella spiaggia di Maimoni, nel territorio di Cabras (OR), che aveva segnato il primo evento noto di nidificazione dell’Area Marina Protetta del Sinis.
Avvistamenti e un possibile ritorno
L’ultimo ritrovamento non ha colto di sorpresa gli operatori della Rete Regionale per la Conservazione della Fauna Marina della Sardegna. Come racconta Elisa Mocci, coordinatrice della Rete:
“Ci aspettavamo di trovare qualcosa. La tartaruga era stata avvistata in fase di emersione più volte nei giorni scorsi ma, disturbata, non era riuscita a deporre.”
Proprio in virtù di questi avvistamenti ravvicinati nel tempo e nello spazio, i biologi sospettano che a deporre le uova in entrambe le spiagge possa essere stato lo stesso esemplare. Tuttavia, per avere conferma sarà necessario attendere la schiusa e procedere all’ispezione dei nidi. Come spiega ancora Mocci:
“Se ci sono un gran numero di uova, possiamo avere la certezza che si tratti di una unica deposizione. Se invece ne sono presenti un numero contenuto di uova, dell’ordine di 50 o 60, sia qui che nel sito di nidificazione di Maimoni, allora molto probabilmente si tratta dello stesso individuo.”
Attesa e sorveglianza
Le due aree di nidificazione sono state subito delimitate e messe in sicurezza. Il tempo stimato per la schiusa si aggira attorno ai 50 giorni, ma può variare sensibilmente in base alle condizioni microclimatiche: temperatura della sabbia, umidità, ventilazione e insolazione. Per tutta la durata dell’incubazione, biologi del CNR, volontari e autorità locali garantiranno il monitoraggio continuo e la protezione dei nidi.
Un’area nuova?
Quello di Sa Mesa Longa è il terzo nido individuato in Sardegna nel 2025, dopo Maladroxia (Sant’Antioco) il 30 giugno e Maimoni il 10 luglio. Si tratta di un trend incoraggiante che potrebbe segnare un’ulteriore espansione delle aree di nidificazione di Caretta caretta nell’isola. La penisola del Sinis, già nota per la sua valenza naturalistica, si affaccia così sulla scena della conservazione marina come nuovo hotspot per la riproduzione della tartaruga comune nel Mediterraneo occidentale.
Un equilibrio fragile da proteggere
Eventi come questi ricordano quanto delicato e prezioso sia l’equilibrio tra presenza umana e vita marina. Ogni nido è un piccolo successo collettivo, frutto della sensibilità dei cittadini, dell’efficienza delle reti di monitoraggio e dell’impegno dei ricercatori. Tuttavia, come dimostrano gli avvistamenti disturbati, la convivenza tra turismo e natura richiede responsabilità: segnalare, rispettare i divieti e non interferire con gli animali sono gesti semplici ma essenziali.
Dalla sabbia calda del Sinis potrebbe nascere una nuova generazione di tartarughe marine. Spetta a noi offrire loro la possibilità di raggiungere il mare, e magari, un giorno, di ritornare.
Fonte: http://tartapedia.it
Autore articolo: Arturo Inturri
Reintroduzione dell’Aquila di Bonelli in Sardegna: presentato a Cagliari il nuovo progetto “Life Abilas” nel cui ambito rientra il rilascio dei 7 individui
L’Assessorato della Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna è partner del Progetto Life ABILAS (codice LIFE23-NAT-IT) - avviato a ottobre 2024 e in conclusione a settembre 2030 - assieme all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA (Capofila), all’Agenzia Forestas, e-Distribuzione S.p.A. e dalla ONG spagnola GREFA (Grupo para la Rehabilitación de la Fauna Autóctona y su Hábitat-ES). In occasione del rilascio di 7 individui di Aquila di Bonelli avvenuto all’alba del 30 giugno, è stato ufficialmente presentato a Cagliari, il nuovo progetto Life Abilas, che punta alla reintroduzione stabile dell’Aquila di Bonelli (Aquila fasciata) sull’isola. Si tratta di una specie scomparsa dalla Sardegna negli anni ’80-’90 per un insieme di cause tra cui la persecuzione diretta e la mortalità causata dall’elettrocuzione sui tralicci della rete elettrica di media tensione. Il progetto, in continuità con il precedente Aquila A-Life, rappresenta un importante esempio di conservazione della biodiversità su scala europea.Tra gli obiettivi principali del progetto: il rilascio controllato di individui, la mitigazione dei fattori di mortalità (come elettrocuzione, avvelenamento e annegamento), l’aumento della disponibilità trofica (soprattutto conigli selvatici) e la sensibilizzazione delle comunità locali.
Durante l’incontro Rosanna Laconi, Assessora regionale della Difesa dell’Ambiente, ha ricordato che “Difendere la biodiversità significa difendere il nostro futuro”, e ha definito il progetto un esempio virtuoso di collaborazione tra enti pubblici e privati.
Elisabetta Raganella, coordinatrice di Life Abilas, ha illustrato in dettaglio la strategia pluriennale del progetto che prevede il rilascio progressivo di individui provenienti dai partner dell’Andalusia, Sicilia e francesi e l’adozione di misure tecniche e scientifiche per sostenere la sopravvivenza dei soggetti in natura, come l’alimentazione supplementare, l’uso di GPS per il monitoraggio dei territori di insediamento e la messa in sicurezza delle linee elettriche.
Nel corso della mattinata sono intervenuti numerosi relatori, Salvatore Piras, amministratore di Forestas, che ha evidenziato la necessità di creare un servizio strutturato e permanente dedicato alla reintroduzione faunistica, Antonio Casula Direttore Generale di Forestas ha evidenziato il ruolo dell’Agenzia Forestas nella conservazione della fauna selvatica minacciata e Silvia Serra responsabile del Settore Rete Ecologica Regionale della Regione Sardegna, che ha posto l’accento sull’importanza di adottare misure di conservazione efficaci per la protezione delle specie e dei loro habitat.
Successivamente Orietta Andretta di e-distribuzione ha spiegato le misure di mitigazione del rischio di elettrocuzione, con l’isolamento dei conduttori nudi e la mappatura delle linee a rischio, Michele Ravaglioli (Comandante dei Carabinieri Forestali) ha descritto il ruolo cruciale del presidio territoriale nel contrasto ai comportamenti illegittimi e Fabrizio Madeddu Commissario superiore del CFVA ha evidenziato le importanti attività di monitoraggio sul territorio, recupero degli individui feriti o deceduti portate avanti dal corpo forestale. La Direttrice del Parco naturale regionale di Tepilora, Marianna Mossa ha sottolineato l'importanza delle aree protette come serbatoi di biodiversità”. Gianluca Doa, in rappresentanza dell’Associazione Sos Abbilarjos, che collabora al progetto, ha raccontato attraverso le immagini il ciclo biologico dell’Aquila reale con cui l’Aquila di Bonelli condivide parte dell’areale.
Infine, prima della chiusura dei lavori, il moderatore ha invitato sul palco la Prof.ssa Fiammetta Berlinguer, docente dell’Università di Sassari che ha raccontato brevemente le attività portate avanti per la conservazione del Grifone attraverso i progetti LIFE, e il noto fotografo naturalista Domenico Ruiu che invece ha posto l’attenzione sull’importanza della comunicazione dei risultati nei progetti di conservazione.
L’evento ha testimoniato l’importanza del processo in atto che anche attraverso percorsi di educazione ambientale come webinar, attività con le scuole e iniziative di citizen science, con il coinvolgimento attivo delle comunità locali – agricoltori, cacciatori, associazioni – Life Abilas punta a trasformare un sogno di conservazione in una realtà sostenibile e duratura.
Foto di Michele Mendi
Primo nido tartaruga marina in Sardegna
Primo nido sardo del 2025: si apre a Sant’Antioco, nel litorale di Maladroxia, la stagione delle nidificazioni in Sardegna. Dopo tre tentativi registrati ad Arbus, Carloforte e Castiadas, alle prime luci della mattina del 30 giugno è stata segnalata alla Guardia costiera la presenza di una tartaruga in fase di deposizione sulla spiaggia di Maladroxia, a Sant’Antioco (SU): il Centro di recupero Laguna di Nora, nodo della Rete Regionale per la conservazione della fauna marina competente per territorio, è giunto tempestivamente per verificare la presenza effettiva delle uova e attivare le procedure di prima messa in sicurezza del sito.
Accertata la deposizione, si è reso necessario disporne la traslocazione a causa della vicinanza alla battigia ed al fatto che la tartaruga, disturbata dai presenti, si è allontanata prima di riuscire a portare a termine le operazioni di mascheratura del nido: il primo uovo, infatti, è stato rinvenuto pochi millimetri sotto la superficie della sabbia.
Sotto la supervisione del coordinamento della Rete regionale dell’Assessorato Ambiente e del CNR di Torregrande, responsabile scientifico, e grazie alla collaborazione dell’Assosulcis Protezione Civile Sant’Antioco, il nido è stato trasferito in sicurezza in sito più idoneo: l’ispezione ha consentito di verificare la presenza di 129 uova di cui 123 in perfetto stato di conservazione.
Nel nuovo nido sono stati disposte tre sonde termometriche bluetooth che consentiranno di monitorare le temperature alla base, a metà altezza e nella parte più alta della camera del nido: in funzione delle temperature registrate si potrà definire con buona attendibilità la data della schiusa che, alle latitudini e temperature del sud dell’Isola, si aggira intorno al cinquantacinquesimo giorno dalla deposizione, quindi intorno al 25 agosto.
Il lieto evento anticipa di un giorno la consegna della Bandiera Blu alla spiaggia di Maladroxia: un segnale del riconoscimento che spiagge ben gestite accolgono importanti eventi di nidificazione.
Perché gli eventi di nidificazione di Caretta caretta sono così importanti e perché la specie va tutelata?
La specie è considerata vulnerabile dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), con popolazioni in calo a causa dell’alta mortalità, dovuta prevalentemente a catture accidentali durante le attività di pesca, all’impatto con mezzi nautici e all’inquinamento marino, in particolare da plastiche. A questo si somma il fatto che l’antropizzazione delle coste, il disturbo antropico e l’erosione connessa limitano la buona riuscita delle nidificazioni, sia impedendone di fatto la deposizione, a causa delle condizioni non ideali del fondo sabbioso, sia per il danneggiamento accidentale dei siti di nidificazione ad opera dell’uomo.
“Ogni nuovo nido censito è un piccolo grande successo per la specie e un indicatore dello stato di salute dei nostri litorali. Il ritorno delle tartarughe a nidificare regolarmente in regioni come Basilicata e Sardegna è un segnale incoraggiante che conferma l’importanza delle azioni di monitoraggio, sensibilizzazione e tutela portate avanti da operatori specializzati, associazioni locali e cittadini attenti.” (www.tartapedia.it)
Per contribuire alla conservazione della specie e dare una possibilità concreta di sopravvivenza a centinaia di piccole tartarughe è importante segnalare subito l’evento alle sale operative del Corpo Forestale (1515) e della Guardia Costiera (1530) che provvederanno ad attivare i protocolli della Rete regionale e nel frattempo:
- in caso di avvistamento di un esemplare sulla spiaggia, mantenersi a distanza, non ostacolarlo nei suoi spostamenti e disturbarlo con luci o rumori
- in caso di individuazione delle classiche tracce, come del passaggio di un piccolo trattore, non calpestarle né alterare le tracce sulla sabbia.
Primo Workshop regionale del Progetto DesirMED : DEmonstration and mainstreaming of nature-based Solutions for climate Resilient transformation in the MEDiterranean.
Il 30 gennaio 2025, a Massama (OR), presso la sede di Forestas, si è svolto il primo Workshop regionale del progetto europeo DESIRMED dal titolo Il futuro delle spiagge e degli ecosistemi costieri in sardegna: quali azioni per affrontare le sfide climatiche?
DESIRMED è un progetto finanziato nell'ambito del programma Horizon Europe che si propone di rafforzare la capacità delle comunità regionali del Mediterraneo di affrontare i cambiamenti climatici facendo ricorso alle soluzioni basate sulla natura (NbS), alle tecnologie innovative e alle pratiche sociali.
La Regione Sardegna, con l’Assessorato della Difesa dell’Ambiente, è partner del Progetto che coinvolge Italia (Regione Sardegna e Provincia di Potenza); Croazia; Portogallo; Spagna; Francia; Grecia; Cipro.
Gli obiettivi generali sono quelli di studiare gli impatti connessi ai Cambiamenti Climatici sulle spiagge (linea costiera e Posidonia); sperimentare modelli di gestione innovativi per la conservazione della natura secondo approcci che utilizzano soluzioni basate sulla natura (NBS); sviluppare una strategia regionale per i servizi ecosistemici da testare nella zona pilota dell’Area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre.
Il Workshop ha visto la partecipazione dei principali soggetti che gravitano sul sistema spiaggia e linea costiera: amministratori pubblici; società civile; rappresentanti del mondo accademico e di enti di ricerca sui cambiamenti climatici; rappresentanti del mondo imprenditoriale, dei pescatori professionisti e del mondo sportivo e associativo.
La presenza di soggetti così diversi ha permesso di avviare un processo partecipativo sul territorio capace di integrare specifiche istanze per individuare soluzioni condivisibili e applicabili. La finalità della giornata era quella di arrivare a:
- Una comprensione condivisa delle sfide, dei rischi e delle opportunità legate al cambiamento climatico.
- Alla creazione di una visione comune, che permetta di mobilitare le parti interessate e sviluppare un piano d’azione concreto.
- Coinvolgere i partecipanti in un processo collaborativo, per valorizzare al meglio le competenze e le prospettive di ciascuno.
- L’esplorazione del potenziale regionale per una trasformazione che rafforzi la resilienza delle comunità costiere, guardando al futuro con un approccio sostenibile e innovativo.
Il primo workshop del 2025 ha rappresentato un’occasione unica per creare connessioni, promuovere il dialogo e costruire soluzioni condivise che possano contribuire a un Mediterraneo più resiliente e sostenibile.
LINK:
I video della giornata con le interviste: https://www.youtube.com/@ProgettiEuropei
Visita il sito del progetto: https://www.desirmed.eu/p/the-project
Visita il nostro profilo linkedin: https://www.linkedin.com/company/desirmed/
La Regione Sardegna in prima linea per salvaguardare le coste del Mediterraneo con il progetto NaTour4Cchange
La Regione Autonoma della Sardegna è partner del progetto NaTour4CChange; un’iniziativa volta a contrastare gli effetti del cambiamento climatico nelle destinazioni turistiche costiere del Mediterraneo ad alto valore ambientale. Attraverso questa importante collaborazione, la Regione ribadisce il proprio impegno nella tutela dell’ambiente e nella promozione di un turismo sostenibile con un approccio ecosistemico.
Il progetto, che coinvolge dieci partner principali e diciotto partner associati di diversi Paesi, punta allo sviluppo di soluzioni innovative per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, con particolare attenzione al settore turistico costiero, in coerenza con la Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.
NaTour4CChange mira alla definizione di cinque Strategie Regionali e sei Piani d’Azione Climatici destinati a diverse aree turistiche del Mediterraneo.
In questo contesto, la Regione Sardegna, con l’Assessorato della Difesa dell’Ambiente, sta lavorando allo sviluppo di un Piano d’Azione Climatica per la località di Villasimius, con un focus specifico sull’Area Marina Protetta di Capo Carbonara. Questa area, infatti, ricca di biodiversità e di grande valore naturalistico, è stata selezionata come sito pilota per l’implementazione delle cosiddette Nature-based Solutions - NbS, con l’obiettivo di contrastare l’erosione costiera e proteggere l’ecosistema marino.
Il progetto NaTour4CChange rappresenta un’opportunità, per le destinazioni turistiche costiere del Mediterraneo, di sviluppare e adottare pratiche innovative e sostenibili sulle aree turistiche ad alto valore ambientale. La partecipazione della Regione Sardegna conferma l’impegno a lungo termine per la salvaguardia delle coste e per la promozione di un modello di turismo responsabile e resiliente da lasciare in eredità alle generazioni future.
Visita il nostro sito: https://natour4cchange.interreg-euro-med.eu/
Visita il nostro profilo linkedin: NaTour4CchangeLinkedin
SardegnaAmbiente